Eutanasia

Eutanasia

Il significato letterale di dei due termini greci che formano la parola eutanasia (eu + thanatos) è ‘buona morte’, che si può anche intendere come “morte dignitosa”, o “morte opportuna”. Qualunque sia la definizione, nel concetto di “Eutanasia” è centrale l’elemento della volontà liberamente espressa da parte della persona.
Il confronto sull’eutanasia è divenuto di sempre maggiore rilevanza da quando i progressi della medicina e l’allungamento della durata media della vita hanno fatto sì che il momento del “morire” si trasformasse sempre di più in un lungo processo di convivenza con la malattia e il dolore. La morte, che raramente lasciava spazio alla possibilità di scelta e volontà degli esseri umani, fa dunque ora parte degli eventi biologici sui quali di fatto siamo in grado di intervenire, rimandandolo artificialmente o anche accelerandolo attraverso atti medici.
Per l’associazione Luca Coscioni è importante che il diritto, cioè l’insieme di regole concordate tra gli uomini per impedire violenza e sopraffazione, aiuti e sostenga le persone nelle loro scelte relative alla fine della vita, proprio come vogliamo accada per tutti gli altri eventi dell’esistenza quotidiana: tenendo sempre come punti di riferimento fondamentali i principi di libertà e responsabilità individuale.

Il codice penale italiano non include una definizione di eutanasia. La deliberata morte di una persona su sua richiesta e attraverso un atto medico (che alcuni definiscono “eutanasia attiva”) rientra nelle ipotesi previste e punite dall’articolo 579 (Omicidio del consenziente) o dall’articolo 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) del codice penale.
Invece la sospensione delle cure (che alcuni fanno rientrare nella definizione di “eutanasia passiva”, mentre altri preferiscono in questo caso non utilizzare in alcun modo il termine eutanasia) è un diritto inviolabile, anche quando la sospensione dovesse determinare la morte del paziente.
L’articolo 32 della Costituzione italiana è molto chiaro in proposito: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Nel 2006 il Tribunale di Roma ha ribadito questo principio attraverso la sentenza con cui ha prosciolto Mario Riccio, il medico che ha praticato a Welby la sedazione terminale e il distacco del respiratore artificiale.
Nella pratica però questo principio costituzionale è abitualmente disatteso, e la conseguenza è il proliferare dell’eutanasia clandestina (leggi qui i dati sul fenomeno).
L’Associazione Luca Coscioni si batte per la legalizzazione dell’eutanasia e contro l’eutanasia clandestina.
In particolare chiediamo:

  • che siano definite regole chiare all’interno delle quali si possa praticare l’eutanasia e il suicidio assistito;
  • che sia rispettato il dettato costituzionale sul diritto alla sospensione delle cure;

Oltre ad operare attraverso il tentativo di riformare le leggi, forniamo assistenza legale e medica alle persone che vogliono veder rispettari i propri diritti in Italia, o che sono costretti a rivolgersi all’estero.

Se hai bisogno di informazioni a riguardo, visita il sito di soccorso civile
Se vuoi contribuire anche tu alle battaglie per i diritti portate avanti dall’Associazione Luca Coscioni, clicca qui

Spot per l’ eutanasia

5xMille DONA ORA