“Il mio sogno, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede… ottenere la eutanasia”

Apr 26, 2012 by     No Comments    Posted under: Eutanasia, Testamento Biologico

L’Unità

 

M. Schett Welby Co-presidente Associazione Coscioni

M.A. Farina Coscioni Presidente onorario Associazione Coscioni

 

Ci sono momenti, gesti, che raccontano più e meglio di qualsiasi discorso. Per esempio, l’ultimo quadro di Piergiorgio Welby: una donna.

È una donna coi capelli biondi, gli occhi chiusi, la guancia è appoggiata alle mani giunte. È un quadro dipinto nel 1998, vi si coglie tutto l’amore che Piergiorgio nutriva per la vita, l’amore, le cose belle. Poco dopo sarebbe andato “altrove”, come desiderava e voleva: perché lui che aveva tanto amato la vita, non ce la faceva più. La speranza, si dice, è l’ultima a morire; per lui, morire era diventata l’ultima speranza.

Piergiorgio ci ha lasciato cinque anni fa, dopo aver lottato, con tutte le sue forze per il diritto a una vita che fosse degna di chiamarsi tale; e per il diritto di morire altrettanto dignitosamente, a non soffrire quando questa sofferenza è atroce, senza scopo.

Aveva scritto, Piergiorgio, una bella lettera al presidente della Repubblica Napolitano. “Il mio sogno, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede… è ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi”.

Il presidente rispose. La risposta di un laico che sa cos’è la misericordia, che non giudica e cerca

di comprendere. Il presidente si augurava che il messaggio di “tragica sofferenza” di Piergiorgio

rappresentasse “occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi di particolare complessità

sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito… Il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l’elusione di ogni responsabile chiarimento”. Ma è quello che è avvenuto.

Prima di Piergiorgio, a colpire l’opinione pubblica, a scuoterne le coscienze, la vicenda di Luca Coscioni; abbiamo avuto poi altri casi: Monicelli, il grande regista, che sceglie di sfracellarsi e porre fine alle sue sofferenze; e recentemente Lucio Magri, per porre fine alla sua sofferenza è dovuto “emigrare” in Svizzera. In comune queste storie hanno l’averci fatto riflettere, averci fatto toccare con mano una realtà che esiste, quotidiana; e che pure si nega, si occulta. In comune queste storie ma di quante altre, di persone comuni, che non fanno “notizia”, veniamo a conoscenza con l’associazione Luca Coscioni! – hanno il fatto che i loro protagonisti rivendicano dignità: della vita e della morte; non vanno giudicati, ma vanno rispettati.

Noi sentiamo il dovere, di lottare perché questo diritto, questa facoltà siano rispettate; e perché

chi soffre e non vuole esercitare quel diritto e quella facoltà sia nella condizione di poterlo fare. Per

anni, colpevolmente, chi soffre per gravi malattie neurodegenerative e le loro famiglie sono state

abbandonate a loro stessi; il precedente governo non ha voluto, nonostante le tante assicurazioni, procedere all’indispensabile aggiornamento del nomenclatore e dei Livelli Essenziali di Assistenza.

Ora le cose, finalmente, sembrano essere cambiate. Il Governo Monti ha accolto un ordine del giorno radicale in questo senso, assicurando che in tempi rapidi si farà quello che non è stato fatto finora. Anche questa è stata una battaglia di Luca e di Piergiorgio, ed è una conquista che in loro nome va intitolata?

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